Gran parlare ha fatto, nei giorni scorsi, la lettera aperta, pubblicata da un diffuso quotidiano, scritta da un'illustre e inferocita suocera al celebre e bellissimo genero, reo di aver tradito e abbandonato la di lei devota ed indifesa "bambina". L'ira della vendicativa nonna si è scagliata, senza alcuna pietà (ne' discrezione) contro l'ingrato e fedifrago marito, rendendo pubblico e oggetto di voyeurismo quello che dovrebbe rimanere, per sua natura, privato e riservato. Senza voler, però, entrare nel merito della vicenda ne' soffermarsi sull'opportunità del plateale gesto, valutazioni che non ci competono ne' ci interessa fare, dall'episodio prendiamo, invece, spunto per riflettere sul ruolo che, spesso, la famiglia di origine ha nella crisi matrimoniale di una coppia e, perfino, nella gestione della fase successiva, quella conclusiva dell'unione. Da numerosi studi e' emerso che la principale causa di separazione e di divorzio risiede nell'intrusione dei genitori, in particolare delle mamme, nella vita matrimoniale degli sposi. E infatti, il ruolo delle suocere e', spesso, così invasivo e condizionante da rendere assai difficile, se non impossibile, la prosecuzione del sereno menage familiare. Ma se suocere di tal natura sono senz'altro da scongiurare, e', forse, troppo comodo e facile attribuire loro ogni responsabilità quando, invece, sono i figli a doversi assumere le proprie per la loro incapacità a recidere il cordone ombelicale ancora così saldo e ingombrante anche se, spesso, alla soglia dei quaranta. Sono proprio loro, infatti, i figli, a meritare maggior biasimo perchè, seppure ormai "grandi e vaccinati", non sono ancora in grado di ragionare da adulti, prendendo, in totale autonomia, le decisioni di volta in volta più opportune per la propria famiglia ma che, invece di porre, ove necessario, dei paletti all'ingerenza altrui, la permettono se non favoriscono, anche a scapito dell'armonia di coppia. Figli che ancora fanno riferimento a mamma e papà (invece che al coniuge) per la gestione della casa e l'educazione dei figli, perfino per la scelta della residenza familiare e del luogo per le vacanze. Sia chiaro, il ruolo dei nonni costituisce fondamentale e insostituibile presenza affettiva ed istruttiva nella vita dei ragazzi, che attingendo dal loro prezioso bagaglio di vita e di esperienza non possono che arricchirsi. Ma altra cosa e' la scelta dell'"impostazione" che alla nuova famiglia si decide di dare, che non può, per poter funzionare, essere delegata o suggerita da altri ma necessariamente presa, insieme, solo ed esclusivamente, dai protagonisti. E anche nel caso di irreparabile frattura, starà a loro soli decidere cosa e' meglio, soprattutto per la prole, lasciando da parte, seppur con difficoltà, rabbia e rancore, spesso, invece, alimentati da parenti invadenti ed interessati. Solo quando i giovani coniugi avranno acquisito la capacità di compiere scelte in totale libertà e la piena consapevolezza di poter contare l'uno sull'altro, aumenteranno le probabilità di riuscita dell'unione; e, anche ove ciò non fosse possibile, l'indipendenza e la maturità conquistate li aiuteranno a compiere scelte più obiettive e forse, più giuste e meno dolorose, nella definizione del conflitto.
Avv. Francesco Caracciolo
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